Difficile tracciare in una pagina la storia dell’alpinismo nel gruppo Masino Bregaglia, che in ambito mondiale ha sempre rivestito un ruolo primario.
I primi alpinisti, nell’epoca d’oro delle scalate esplorative e pionieristiche, furono inglesi. La cima più elevata, ovvero il Monte Disgrazia (3678 m), fu scalata da Kennedy, Stephen e Cox, accompagnati dalla guida Anderegg, il 24 agosto 1862. Questa scalata, che sancì l’inizio dell’alpinismo nel Masino, fu seguita nel 1866 dalla conquista della Cima di Castello e del Pizzo Cengalo, nel 1867 fu raggiunta la vetta del Pizzo Badile.
Poi scomparse sulla scena il conte Lurani Cernuschi, che insieme alla guida bergamasca Baroni raggiunse in prima ascensione i Corni Bruciati nel 1881 e il Pizzo Torrone occidentale nel 1882. Ma il Lurani è ricordato soprattutto per i completi e attendibili rilievi topografici, effettuati durante la sua instancabile attivitá di esplorazione tra il 1778 e il 1882, anno in cui fu data alle stampe Le Montagne di Val Masino, prima monografia interamente dedicata a questo gruppo montuoso.
Conquistate le vette più evidenti ed elevate ci si rivolse a cime inviolate e a pareti che presentassero maggiori difficoltà. Si distinsero, in questa fase, la guida engadinese Klucker, che durante la sua lunghissima attività conquistò, spesso con von Rydzewsky, il Pizzo Torrone Orientale nel 1882, la Cima di Cantone nel 1891, la Punta Rasica e l’Ago di Sciora nel 1892, la Pioda di Sciora nel 1893, la Punta della Trubinasca e la Sant’Anna nel 1900.
Negli stessi anni alcuni cacciatori della Val Masino, tra i quali Bortolo Sertori e Giulio Fiorelli, accompagnano i primi alpinisti nelle ascensioni alle vette maggiori iniziando una lunga, proficua tradizione di guide alpine. Essi si distinguono anche in alcune “prime”: il Monte di Zocca rel 1890 e la Punta Sertori nel 1900. Nei primi decenni del Novecento molti alpinisti, si susseguirono nella salita di creste, spigoli e canaloni e tra di loro è lo svizzero Walter Rish, nel 1923, a compiere l’ascensione più spettacolare: lo spigolo nord del Pizzo Badile, oggi una classica molto ripetuta, dove si incontrano passaggi di IV grado.
Il livello tecnico aumentò ulteriormente ma fu un’ascensione in particoIare, nel pieno periodo della “corsa alle pareti nord”, a sancire un nuovo livello di difficoltà: quella della parete nord-est del Badile. Cassin, Esposito e Ratti, uniti alla cordata di Molteni e Valsecchi (questi due deceduti lungo la discesa), vinsero questa immensa lavagna di granito il 16 luglio 1937 dopo tre giorni di scalata nella tormenta, superando difficoltà fino al VI grado per un dislivello di circa 800 metri. L’impresa fu tale che altre due importanti e difficili salite pressoché contemporanee quali il pilastro nord ovest del Cengalo (Gaiser e Lehmann il 15 luglio) e la parete nord ovest del Badile (Bramani e Castiglioni il 28 luglio) furono inizialmente quasi ignorate.
Ancora alla fine degli anni Trenta Alfonso Vinci scaló alcune linee elegantissime tra le quali ricordiamo lo spigolo sud del Cengalo, che dal 1939 è stato ribattezzato Spigolo Vinci in suo onore.
Nel dopoguerra ci si rivolge alle ultime pareti inviolate e “passano di qui”, tra gli altri, Bonatti, Oggioni, Mauri, Osio e Oppio. Di questo periodo una delle salite più belle è quella di Taldo e Nusdeo allo slanciato Picco Luigi Amedeo, nel 1959.
Terminata definitivamente l’epoca esplorativa, gli alpinisti si dedicano a linee sempre piú difficili e alle ripetizioni invernali sui severi versanti settentrionali. All’inizio degli anni Settanta Tiziano Nardella compie, numerose difficili scalate sulle Sciore, sul Pizzo Torrone e intorno al Rifugio Allievi.
Nel 1966-67 Armando, Calcagno e Gogna, insieme ai francesi Bournissen, Darbellay e Troillet ripetono la via Cassin in prima invernale mentre i fratelli Rusconi, nel 1970, aprono d’inverno un nuovo itinerario sulla stessa parete.
Dal 1975 l’ambiente alpinistico viene scosso nuovamente, da una parte dai cecoslovacchi, capitanati da Igor Koller, che affrontano ardite scalate con molto coraggio e mezzi limitati e dall’altra dai Sassisti. L’alpinismo nel Masino tiene il passo di quello mondiale: arrampicate veloci, su difficoltá sempre più elevate, supportate da attrezzature sempre più funzionali e leggere.
Ma siamo ormai ai tempi nostri, ai quali manca un parametro importante per la storia: il filtro del tempo.